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Clima: intesa Consiglio Europeo per ridurre emissioni del 55% al 2030

Nel corso del Consiglio europeo del 10 e 11 dicembre è stata raggiunta un’ambiziosa intesa di politica ambientale: l’Europa ridurrà le emissioni di almeno il 55% entro il 2030. Ecco cosa si legge letteralmente nel documento che riassume le conclusioni dei lavori.

 

“Per conseguire l’obiettivo della neutralità climatica dell’UE per il 2050, in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi, l’UE deve aumentare le proprie ambizioni per il prossimo decennio nonché aggiornare il quadro per le politiche dell’energia e del clima. A tal fine, il Consiglio europeo approva un obiettivo UE vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e invita i colegislatori a tenere conto di questo nuovo obiettivo nella proposta di legge europea sul clima e ad adottare quest’ultima rapidamente.”

Il Consiglio europeo invita la Commissione a valutare in che modo tutti i settori economici possano contribuire al meglio all’obiettivo 2030 e a presentare le proposte necessarie, accompagnate da un esame approfondito dell’impatto ambientale, economico e sociale a livello degli Stati membri, tenendo conto dei piani nazionali per l’energia e il clima e rivedendo i meccanismi di flessibilità esistenti. La Commissione è invitata a considerare in particolare, tenuto conto dei principi di cui al punto 14, l’ipotesi di:
– esaminare modalità per potenziare il sistema ETS, in particolare le politiche di fissazione del prezzo del carbonio, preservandone l’integrità e tenendo conto della
necessità di affrontare gli aspetti legati alla distribuzione e la povertà energetica;
– proporre misure che consentano alle industrie ad alta intensità energetica di sviluppare e diffondere tecnologie climaticamente neutre innovative mantenendo nel contempo la loro competitività industriale;
– proporre un meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere per garantire l’integrità ambientale delle politiche dell’UE ed evitare la rilocalizzazione delle
emissioni di CO2 compatibilmente con le norme dell’OMC;
– rispondere alle preoccupazioni sollevate in relazione alla distribuzione degli sforzi, all’equità e all’efficacia in termini di costi, alla silvicoltura e all’uso del suolo nonché all’aumento delle emissioni e alla riduzione dei pozzi di assorbimento derivanti da questi settori e causati dagli effetti negativi dei cambiamenti climatici.

 

 

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